La continenza come abilità neuro-motoria

Quando una persona perde urina, il pensiero corre quasi sempre ai muscoli.

Si immagina che il pavimento pelvico sia diventato troppo debole e che il problema possa essere risolto semplicemente rinforzandolo. Sebbene la forza muscolare abbia certamente un ruolo importante, questa visione rischia di essere riduttiva.

La continenza urinaria non dipende soltanto dalla capacità di contrarre alcuni muscoli. È una funzione complessa che coinvolge il cervello, il sistema nervoso, la percezione corporea e il controllo del movimento. In altre parole, la continenza è una vera e propria abilità neuro-motoria.

 

Un’abilità che impariamo fin da bambini

Nessuno nasce continente.

Nei primi anni di vita la vescica si svuota automaticamente quando raggiunge un determinato livello di riempimento. Con il tempo, però, il sistema nervoso matura e il bambino impara progressivamente a riconoscere i segnali provenienti dalla vescica, a interpretarli e a controllare la risposta motoria.

Questo processo richiede un apprendimento. Il cervello deve imparare a distinguere tra una vescica leggermente piena e una realmente piena. Deve imparare a modulare l’attività del pavimento pelvico e a decidere quando è opportuno urinare e quando invece è necessario rimandare. La continenza non compare improvvisamente. Viene costruita attraverso l’esperienza.

 

Molto più di una semplice contrazione

Quando sentiamo lo stimolo di urinare, nel nostro organismo si attiva una complessa rete di processi. La vescica invia informazioni al sistema nervoso. Il cervello interpreta questi segnali. Il pavimento pelvico modifica il proprio livello di attivazione. I muscoli addominali vengono regolati. L’attenzione si sposta sulle sensazioni corporee.

Tutto questo avviene in pochi istanti e, nella maggior parte dei casi, senza che ce ne accorgiamo. La continenza non è quindi una contrazione permanente del pavimento pelvico. Al contrario, richiede una continua capacità di modulazione. Il sistema deve sapere quando attivarsi, quando rilassarsi e con quale intensità farlo.

 

Il ruolo della percezione

Per controllare una parte del corpo bisogna prima essere in grado di percepirla. Questo principio è valido per una mano, per una caviglia e anche per il pavimento pelvico.

Molte persone che si rivolgono alla fisioterapia perineale riferiscono di non riuscire a sentire chiaramente questa regione del corpo. Alcuni non riescono a capire se stanno contraendo correttamente i muscoli. Altri hanno difficoltà a percepire il rilassamento. Altri ancora avvertono soltanto sintomi come urgenza, dolore o tensione. Dal punto di vista neurofisiologico, il controllo motorio e la percezione sono strettamente collegati.

Più una rappresentazione corporea è precisa, maggiore sarà la capacità di controllarla in modo efficace.

 

Quando il sistema deve reimparare

Interventi chirurgici, dolore persistente, infiammazione, periodi prolungati di inattività o cambiamenti nelle abitudini possono alterare il normale funzionamento del sistema.

Dopo una prostatectomia radicale, ad esempio, molti uomini riferiscono la sensazione di non riconoscere più il proprio pavimento pelvico. Non sempre si tratta di una perdita di forza. Spesso è presente una temporanea difficoltà nel reclutamento muscolare e nella percezione del movimento.

In queste situazioni il sistema nervoso deve riorganizzare le proprie strategie di controllo. In altre parole, deve imparare nuovamente. È proprio questo il principio su cui si basa gran parte della riabilitazione moderna.

 

La riabilitazione come processo di apprendimento

Per molti anni la riabilitazione del pavimento pelvico è stata interpretata quasi esclusivamente come un allenamento muscolare. Oggi sappiamo che il recupero coinvolge anche meccanismi di apprendimento motorio.

Gli esercizi non servono soltanto a rendere più forte un muscolo. Servono soprattutto a fornire al cervello nuove informazioni e nuove esperienze di movimento.
Ogni contrazione correttamente eseguita rappresenta un’opportunità di apprendimento.
Ogni esercizio di coordinazione contribuisce a perfezionare il controllo.
Ogni esperienza di successo rafforza le reti neurali coinvolte nella continenza.

Strumenti come il biofeedback possono facilitare questo processo, rendendo visibile ciò che normalmente non possiamo osservare e accelerando l’apprendimento.

 

Un cervello che continua a imparare

Una delle scoperte più importanti delle neuroscienze moderne è la capacità del sistema nervoso di modificarsi nel tempo. Questo fenomeno, noto come neuroplasticità, accompagna l’essere umano per tutta la vita.

Anche in età adulta il cervello può apprendere nuove strategie, migliorare il controllo motorio e perfezionare la gestione delle informazioni provenienti dal corpo. La continenza non rappresenta quindi una caratteristica immutabile. È una competenza che può essere mantenuta, allenata e, in molti casi, recuperata.

 

Guardare oltre il muscolo

Pensare alla continenza come a una semplice questione di forza rischia di farci perdere una parte importante del quadro. La continenza è il risultato della collaborazione tra percezione, controllo motorio, sistema nervoso e pavimento pelvico.

È una capacità che il cervello apprende durante l’infanzia e continua a perfezionare per tutta la vita. Comprendere questo concetto significa guardare alla riabilitazione con una prospettiva più ampia: non soltanto allenare dei muscoli, ma aiutare il sistema nervoso a recuperare la capacità di percepire, coordinare e controllare il movimento in modo efficace.

 

Approfondimenti  sulla regolazione neuromuscolare e sul dolore pelvico: