Quando si parla di riabilitazione del pavimento pelvico, il termine biofeedback compare frequentemente. Tuttavia, il suo significato viene spesso ridotto alla semplice idea di uno strumento capace di misurare l’attività muscolare. In realtà il biofeedback è molto più di questo.
Per comprenderne il ruolo è utile partire da un concetto più ampio: il feedback.
Che cos’è il feedback?
Secondo la descrizione proposta da Shumway-Cook e Woollacott, il feedback comprende tutte le informazioni sensoriali disponibili come risultato dell’esecuzione di un movimento. Ogni volta che compiamo un’azione, il sistema nervoso riceve continuamente informazioni riguardo ciò che sta accadendo. Queste informazioni possono provenire da diverse fonti.
Il feedback può essere:
- intrinseco, quando proviene direttamente dalla persona attraverso i propri sistemi sensoriali;
- estrinseco, quando viene fornito dall’esterno, ad esempio da un terapista o da uno strumento.
Il feedback può essere fornito durante l’esecuzione di un compito oppure successivamente e rappresenta uno degli elementi fondamentali dell’apprendimento motorio.
Che cos’è il biofeedback?
Il biofeedback può essere definito come una tecnica che utilizza sensori esterni per rilevare processi fisiologici normalmente poco percepibili e restituire tali informazioni alla persona in forma comprensibile. In altre parole, il biofeedback rende visibile ciò che normalmente rimane nascosto.
Attraverso segnali visivi, uditivi o grafici, il paziente può osservare in tempo reale ciò che accade nel proprio corpo durante un esercizio o una determinata attività. L’obiettivo non è semplicemente misurare. L’obiettivo è fornire informazioni utili che possano essere utilizzate dal sistema nervoso per migliorare il controllo della funzione.
Il biofeedback non è una terapia
Un aspetto importante da chiarire è che il biofeedback non rappresenta un trattamento autonomo. Il biofeedback è uno strumento che fornisce informazioni riguardo alcuni processi corporei normalmente poco percepibili. Come tutti gli strumenti, il suo valore dipende da come viene utilizzato all’interno di un percorso riabilitativo.
Nella pratica clinica moderna può essere impiegato per supportare diversi obiettivi terapeutici, tra cui:
- apprendimento motorio
- consapevolezza corporea
- coordinazione muscolare
- capacità di rilassamento
- recupero della funzione
Da solo il biofeedback non cura una disfunzione. Può però facilitare il lavoro riabilitativo fornendo informazioni aggiuntive che aiutano il paziente a comprendere meglio ciò che accade nel proprio corpo.
Come funziona il biofeedback?
Il principio alla base del biofeedback è relativamente semplice. Durante un esercizio o una contrazione muscolare, alcuni sensori registrano informazioni provenienti dal corpo e le trasformano in segnali visivi, sonori o grafici facilmente interpretabili. Ciò che normalmente rimarrebbe invisibile diventa osservabile.
Il paziente può così verificare in tempo reale se sta eseguendo correttamente un compito motorio, se sta realmente rilassando una determinata muscolatura oppure se sta utilizzando strategie compensatorie non desiderate (ad es. “inversione di commando“). Queste informazioni rappresentano una forma di feedback esterno che può facilitare l’apprendimento e migliorare la precisione del controllo motorio.
Perché il biofeedback può essere particolarmente utile nella riabilitazione del pavimento pelvico?
A differenza di altre regioni corporee, il pavimento pelvico non è facilmente osservabile durante il movimento. Molte persone hanno difficoltà a percepirlo con precisione e non sempre riescono a riconoscere se stanno contraendo, rilassando o utilizzando muscoli differenti da quelli richiesti.
Diversi studi hanno evidenziato che una quota significativa di pazienti non è in grado di eseguire correttamente una contrazione del pavimento pelvico durante la prima valutazione. In alcuni casi può comparire la cosiddetta inversione di comando, nella quale il tentativo di contrarre il pavimento pelvico produce prevalentemente una spinta addominale.
In queste situazioni il biofeedback può diventare uno strumento particolarmente utile perché permette di confrontare ciò che la persona percepisce con ciò che sta realmente accadendo. L’obiettivo non è semplicemente ottenere una contrazione più forte, ma migliorare la consapevolezza corporea, affinare la percezione della regione pelvica e favorire un controllo motorio più preciso ed efficiente.
Quali aspetti possono essere valutati?
Attraverso i sistemi di biofeedback è possibile osservare diversi parametri funzionali, tra cui:
- massima contrazione volontaria
- resistenza muscolare
- affaticabilità
- capacità di rilassamento
- coordinazione muscolare
- controllo motorio
L’obiettivo non è ottenere un singolo valore numerico, ma comprendere come il sistema neuromuscolare stia organizzando la funzione.
Biofeedback e neuroplasticità
Le moderne neuroscienze hanno evidenziato come il sistema nervoso possieda una notevole capacità di adattamento, nota come neuroplasticità. Ogni volta che riceviamo informazioni significative riguardo un movimento o una funzione corporea, si creano le condizioni per l’apprendimento.
Il biofeedback sfrutta proprio questo principio. Fornendo informazioni immediate e facilmente interpretabili, facilita i processi attraverso i quali il sistema nervoso aggiorna le proprie strategie di controllo motorio.
Per questo motivo oggi il biofeedback viene considerato non soltanto uno strumento di valutazione, ma anche un mezzo per favorire apprendimento, adattamento e recupero funzionale.
Quando può essere utilizzato?
Il biofeedback trova applicazione in numerose condizioni cliniche, tra cui:
- incontinenza urinaria
- incontinenza fecale
- disfunzioni post-prostatectomia
- difficoltà di svuotamento
- stipsi e dissinergia del pavimento pelvico
- prolasso degli organi pelvici
- disturbi sessuali
- dolore pelvico cronico
- sindromi da ipertono del pavimento pelvico
Una prospettiva moderna sul biofeedback
Per molti anni il biofeedback è stato considerato principalmente uno strumento per misurare l’attività muscolare. Oggi possiamo interpretarlo in modo più ampio.
Il suo valore non risiede soltanto nella capacità di mostrare un segnale sullo schermo. Risiede nella possibilità di fornire al sistema nervoso informazioni utili per migliorare la percezione corporea, affinare il controllo motorio e favorire nuovi processi di apprendimento.
In questa prospettiva, il biofeedback rappresenta uno strumento che collega percezione, movimento e neuroplasticità all’interno del percorso riabilitativo.
Approfondimenti sulla regolazione neuromuscolare e sul dolore pelvico:
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Alterazioni del tono muscolare: Strategie Riabilitative per l’Ipotonia e l’Ipertonia
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