Il diaframma: il direttore d’orchestra silenzioso del nostro organismo

Come un singolo muscolo può influenzare digestione, circolazione, dolore, sistema nervoso ed emozioni.

 

Quando pensiamo al diaframma, la prima immagine che ci viene in mente è quella di un muscolo coinvolto nella respirazione. In effetti è proprio così: il diaframma è il principale muscolo respiratorio del nostro corpo.

Tuttavia, ridurre il suo ruolo alla semplice funzione di “far entrare e uscire l’aria dai polmoni” sarebbe come descrivere un direttore d’orchestra come una persona che agita una bacchetta. Dietro ogni respiro si nasconde un’attività molto più complessa. Ogni volta che il diaframma si contrae, infatti, influenza la circolazione del sangue, il sistema linfatico, l’intestino, il sistema nervoso autonomo e perfino il modo in cui percepiamo il dolore e le emozioni.

Per questo motivo il diaframma può essere considerato uno dei principali punti di collegamento tra il corpo e il cervello.

 

Un generatore naturale di pressione

Ad ogni inspirazione il diaframma si abbassa verso l’addome. Questo movimento aumenta il volume della cavità toracica e permette ai polmoni di riempirsi d’aria. Allo stesso tempo modifica le pressioni all’interno del torace e dell’addome.

Queste variazioni di pressione non servono soltanto a respirare. Rappresentano una vera e propria forza meccanica che viene trasmessa a numerosi organi e sistemi corporei. Ogni respiro è quindi molto più di uno scambio di ossigeno: è un evento meccanico che mette in movimento l’intero organismo.

Un massaggio continuo per gli organi interni

Con il suo movimento ritmico, il diaframma esercita una sorta di massaggio naturale sugli organi addominali. Fegato, stomaco, intestino, pancreas e altri visceri vengono delicatamente mobilizzati migliaia di volte ogni giorno. Questo continuo movimento favorisce la mobilità dei tessuti, aiuta il drenaggio dei liquidi e riduce la congestione venosa e linfatica. È come se il corpo possedesse una pompa interna che lavora incessantemente senza che ce ne rendiamo conto.

Il legame con la digestione

Molte persone notano che nei periodi di stress la digestione e l’intestino tendono a funzionare peggio. Non si tratta di una coincidenza. Una respirazione ampia e diaframmatica favorisce infatti l’attività intestinale attraverso diversi meccanismi. Da un lato il movimento meccanico dei visceri stimola la motilità intestinale. Dall’altro, il sistema nervoso autonomo viene orientato verso condizioni più favorevoli ai processi digestivi. La peristalsi può diventare più efficace e le funzioni digestive risultano generalmente più efficienti.

Per questo motivo il respiro viene spesso considerato uno strumento terapeutico anche nei disturbi funzionali gastrointestinali.

La pompa nascosta della circolazione

Il cuore non è l’unico motore della circolazione.

Ad ogni inspirazione il diaframma crea una variazione di pressione che facilita il ritorno del sangue dalle gambe e dall’addome verso il torace. Lo stesso meccanismo favorisce anche il movimento della linfa, un liquido fondamentale per il drenaggio dei tessuti e per il funzionamento del sistema immunitario.

Quando il diaframma lavora in modo efficace, la circolazione venosa e linfatica ricevono un aiuto prezioso. Per questo motivo viene spesso definito una “seconda pompa” del corpo.

Respirare può influenzare il dolore

Può sembrare sorprendente, ma il modo in cui respiriamo può modificare anche la percezione del dolore.

Le variazioni pressorie generate dal diaframma influenzano particolari recettori presenti nei vasi sanguigni chiamati barocettori. Quando questi recettori vengono stimolati, il sistema nervoso riceve informazioni che possono contribuire a modulare la risposta al dolore.

In altre parole, il respiro non agisce direttamente sulla causa del dolore, ma può influenzare il modo in cui il cervello lo interpreta e lo gestisce. È uno dei motivi per cui molte tecniche di rilassamento e numerosi approcci riabilitativi utilizzano il controllo respiratorio come parte integrante del trattamento.

Il dialogo con il nervo vago

Tra tutte le connessioni del diaframma, una delle più affascinanti riguarda il Sistema Nervoso Autonomo (SNA).

Una respirazione lenta, profonda e regolare tende a favorire l’attività del nervo vago, il principale rappresentante del sistema parasimpatico. Il nervo vago contribuisce a regolare la frequenza cardiaca, la digestione, la risposta infiammatoria e numerose altre funzioni involontarie.

Quando il tono vagale è ridotto, l’organismo può rimanere più facilmente in uno stato di allerta persistente. Alcuni studi suggeriscono che in diverse condizioni croniche, comprese alcune sindromi dolorose e alcuni disturbi gastrointestinali funzionali, possa essere presente una riduzione dell’attività vagale associata a una maggiore attivazione del sistema simpatico.

In questo contesto, il lavoro sul respiro può rappresentare uno strumento utile per favorire una migliore regolazione neurovegetativa.

Il respiro e le emozioni

Provate a osservare una persona spaventata. Probabilmente respirerà in modo rapido e superficiale. Osservate invece una persona tranquilla e rilassata. Il suo respiro sarà più lento, ampio e regolare.

Le emozioni modificano il respiro, ma vale anche il contrario: il respiro può influenzare le emozioni. Questo accade perché il diaframma si trova in una posizione privilegiata tra cervello, sistema nervoso autonomo e corpo. Ogni volta che modifichiamo il nostro modo di respirare, stiamo inviando informazioni al sistema nervoso riguardo allo stato in cui ci troviamo. Non è un caso che molte tecniche utilizzate nella gestione dello stress, dell’ansia e del dolore cronico inizino proprio dal respiro.

Un muscolo che collega tutto

Il diaframma non è soltanto un muscolo respiratorio.

È un elemento di connessione tra sistemi che spesso tendiamo a considerare separati: respirazione, circolazione, digestione, dolore, sistema nervoso ed emozioni. Ad ogni inspirazione e ad ogni espirazione il diaframma coordina una straordinaria quantità di processi biologici.

Forse è proprio per questo che viene spesso definito il direttore d’orchestra silenzioso del nostro organismo: lavora incessantemente, quasi sempre lontano dalla nostra attenzione, ma il suo ritmo contribuisce a influenzare l’armonia dell’intero corpo.

 

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