Quando pensiamo al pavimento pelvico, tendiamo a immaginare un insieme di muscoli situati nella parte inferiore del bacino. In realtà, il pavimento pelvico non esiste soltanto nel corpo. Esiste anche nel cervello.
Per poter controllare una parte del corpo, infatti, il sistema nervoso deve prima possederne una rappresentazione interna sufficientemente precisa. Questa rappresentazione viene spesso definita “mappa corporea“. Negli ultimi anni le neuroscienze hanno mostrato come la qualità di questa mappa possa influenzare la percezione, il movimento e persino l’esperienza del dolore.
Il cervello costruisce una mappa del corpo
Ogni istante il cervello riceve una grande quantità di informazioni provenienti da muscoli, articolazioni, pelle e organi interni. Questi segnali vengono elaborati e integrati per creare una rappresentazione dinamica del corpo. Grazie a questa mappa siamo in grado di sapere dove si trova una mano senza guardarla, di percepire la posizione di una gamba durante il cammino o di modulare la forza necessaria per afferrare un oggetto.
La percezione del corpo non nasce quindi direttamente dai tessuti. Nasce dall’interpretazione che il cervello fa delle informazioni provenienti dal corpo.
Perché il pavimento pelvico è una regione particolare
A differenza delle mani o del volto, il pavimento pelvico è una regione che riceve poca attenzione nella vita quotidiana. Non possiamo osservarlo direttamente. Lo utilizziamo in gran parte in modo automatico. Raramente eseguiamo movimenti volontari che ci permettano di esplorarne il funzionamento.
Per questo motivo molte persone possiedono una percezione piuttosto vaga di questa parte del corpo. Non è raro che un paziente riferisca: “So dove si trova il pavimento pelvico in teoria, ma faccio fatica a capire cosa stia facendo in questo momento.”
Questa difficoltà non è necessariamente legata a una debolezza muscolare. Può riflettere una rappresentazione corporea poco precisa.
Quando la mappa corporea si modifica
Le mappe corporee non sono strutture fisse. Si modificano continuamente durante tutta la vita. Questo fenomeno viene definito neuroplasticità.
In condizioni normali la neuroplasticità permette di apprendere nuove abilità motorie e di adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente.
Tuttavia, anche il dolore persistente, gli interventi chirurgici, i traumi e alcuni processi infiammatori possono influenzare l’organizzazione delle mappe corporee.
Quando una regione del corpo diventa sede di sintomi per settimane, mesi o anni, il cervello può iniziare a elaborare le informazioni provenienti da quella zona in modo diverso rispetto al passato.
La rappresentazione può diventare meno nitida e meno accurata.
Dolore e percezione non sono la stessa cosa
Un aspetto interessante emerso dalla ricerca moderna è che dolore e percezione corporea non sono la stessa cosa. Una persona può percepire dolore intenso pur avendo una scarsa consapevolezza della regione coinvolta.
Al contrario, può avere una buona percezione corporea in assenza di dolore. Nei pazienti con dolore pelvico cronico, prostatite cronica abatterica, vulvodinia o altre condizioni persistenti, può accadere che il cervello abbia progressivamente perso parte della precisione con cui rappresenta quella regione del corpo. Il risultato può essere una sensazione difficile da descrivere: una zona percepita come “confusa”, poco definita o difficile da controllare.
Quando la tensione diventa invisibile
Un altro fenomeno interessante riguarda l‘ipertono muscolare.
Se un muscolo rimane in uno stato di tensione per molto tempo, il sistema nervoso può progressivamente considerare quella condizione come normale. È ciò che accade a chi mantiene costantemente le spalle sollevate senza accorgersene. Quando viene invitato a rilassarle, scopre di possedere un margine di rilascio che non percepiva.
Lo stesso meccanismo può verificarsi nel pavimento pelvico. La persona può credere di essere rilassata mentre una parte della muscolatura mantiene ancora un’attività di fondo superiore al necessario.
Recuperare la percezione significa allenare il cervello
Tradizionalmente la riabilitazione viene associata al concetto di rinforzo muscolare. Nel caso del pavimento pelvico, però, il recupero della percezione rappresenta spesso un obiettivo altrettanto importante.
Imparare a riconoscere la differenza tra contrazione e rilassamento, percepire le variazioni di tensione e sviluppare una maggiore consapevolezza corporea significa allenare il sistema nervoso a costruire una rappresentazione più precisa di quella regione.
In questo senso, la riabilitazione non coinvolge soltanto i muscoli. Coinvolge anche il cervello.
Una mappa che può cambiare
La buona notizia è che le mappe corporee non sono immutabili.
Proprio grazie alla neuroplasticità, il cervello mantiene la capacità di aggiornare continuamente le proprie rappresentazioni. Il lavoro sulla percezione, il movimento consapevole, la respirazione, il biofeedback e l’apprendimento motorio possono contribuire a rendere la mappa corporea più precisa.
Per questo motivo, quando si parla di pavimento pelvico, non è sufficiente chiedersi quanto un muscolo sia forte. A volte la domanda più importante è un’altra: quanto chiaramente il cervello riesce a percepirlo?
Approfondimenti sulla regolazione neuromuscolare e sul dolore pelvico:
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