Per molto tempo il cervello è stato considerato una struttura relativamente stabile una volta raggiunta l’età adulta. Le neuroscienze moderne hanno progressivamente modificato questa visione. Oggi sappiamo che il sistema nervoso è in continua trasformazione. Le connessioni tra i neuroni possono rafforzarsi, indebolirsi, riorganizzarsi e adattarsi in risposta all’esperienza. Questa capacità prende il nome di neuroplasticità.
La neuroplasticità rappresenta uno dei principi biologici più affascinanti del corpo umano e costituisce il fondamento di ogni processo di apprendimento.
Un cervello che cambia continuamente
Ogni esperienza lascia una traccia nel sistema nervoso. Quando impariamo una lingua straniera, uno strumento musicale o una nuova abilità motoria, il cervello modifica la propria organizzazione. Le reti neuronali maggiormente utilizzate tendono a rafforzarsi. Quelle meno utilizzate possono invece perdere progressivamente rilevanza. In altre parole, il sistema nervoso si adatta continuamente alle richieste che riceve.
Da un punto di vista biologico, imparare significa modificare il cervello.
La neuroplasticità non riguarda solo l’apprendimento
Quando si parla di neuroplasticità si pensa spesso alle capacità cognitive.
In realtà lo stesso principio è coinvolto in numerosi processi biologici:
- apprendimento motorio
- recupero dopo una lesione neurologica
- adattamento a nuove richieste funzionali
- sviluppo di abilità sportive
- elaborazione delle esperienze dolorose
Ed è proprio quest’ultimo aspetto che ha attirato grande interesse negli ultimi anni.
Anche il dolore può modificare il sistema nervoso
Il dolore persistente non rappresenta soltanto un’esperienza sensoriale. Il dolore è anche un’esperienza di apprendimento. Quando una regione del corpo invia segnali di allarme per settimane o mesi, il sistema nervoso inizia ad adattarsi a questa situazione. Numerosi studi suggeriscono che possono verificarsi modificazioni a diversi livelli:
- aumento dell’eccitabilità neuronale
- alterazione dei sistemi di modulazione del dolore
- cambiamenti nella rappresentazione corticale delle regioni corporee
- modificazioni delle strategie motorie e posturali
Il sistema nervoso diventa progressivamente più efficiente nel rilevare e interpretare informazioni provenienti dall’area considerata vulnerabile. Dal punto di vista evolutivo si tratta di una strategia di protezione.
Quando l’adattamento diventa un problema
La neuroplasticità non è né positiva né negativa. È semplicemente un meccanismo biologico di adattamento. Il problema emerge quando il sistema nervoso continua a utilizzare strategie sviluppate durante una fase di dolore acuto anche dopo che il contesto è cambiato. Il cervello non misura direttamente il danno tissutale. Interpreta informazioni. Se continua a ricevere segnali associati a minaccia, vulnerabilità o protezione, può mantenere attive strategie che contribuiscono alla persistenza dei sintomi.
Dolore pelvico e riorganizzazione neuroplastica
Questo concetto assume particolare rilevanza nelle condizioni di dolore pelvico persistente. Nella prostatite cronica abatterica, nella vulvodinia, nella cistite interstiziale e nelle sindromi da ipertono del pavimento pelvico, il problema non può essere interpretato esclusivamente attraverso il modello del danno tissutale. La ricerca suggerisce che il sistema nervoso possa partecipare attivamente al mantenimento dei sintomi attraverso processi di adattamento neuroplastico. Anche il controllo motorio della regione pelvica può modificarsi. Alcune persone sviluppano strategie di protezione caratterizzate da aumento della tensione muscolare, ridotta variabilità del movimento e alterazioni della percezione corporea.
Perché questo concetto è importante per la riabilitazione?
Perché la neuroplasticità non spiega soltanto come il dolore possa mantenersi nel tempo. Spiega anche perché il recupero è possibile. La stessa capacità di adattamento che ha contribuito alla costruzione del problema può essere utilizzata per favorire il cambiamento. La riabilitazione moderna può essere interpretata come un processo di apprendimento guidato. Educazione terapeutica, esercizio, esposizione graduale al movimento, lavoro sulla percezione corporea, respirazione e biofeedback non agiscono soltanto sui tessuti. Forniscono nuove informazioni al sistema nervoso.
Ogni esperienza motoria rappresenta un’opportunità per aggiornare le strategie utilizzate dal cervello.
Una nuova prospettiva sul recupero
La neuroplasticità ci invita a superare una visione puramente meccanica della riabilitazione. Il recupero non consiste esclusivamente nel trattare un muscolo, un’articolazione o un tessuto. Significa anche favorire nuovi processi di apprendimento all’interno del sistema nervoso. Ed è proprio questa straordinaria capacità di cambiamento che rende possibile il recupero funzionale anche nelle condizioni dolorose più persistenti.
Approfondimenti sulla regolazione neuromuscolare e sul dolore pelvico:
Dolore Pelvico Cronico: cause, fattiori coinvolti e possibili strategi e di recupero
Il Tono Muscolare! Cosa è e come viene regolato?
Alterazioni del tono muscolare: Strategie Riabilitative per l’Ipotonia e l’Ipertonia
Bibliografia:
Song Q, E S, Zhang Z, Liang Y. Neuroplasticity in the transition from acute to chronic pain. Neurotherapeutics. 2024 Oct;21(6):e00464. doi: 10.1016/j.neurot.2024.e00464. Epub 2024 Oct 21.
Puretić MB, Demarin V. Neuroplasticity mechanisms in the pathophysiology of chronic pain. Acta Clin Croat. 2012 Sep;51(3):425-9. PMID: 23330408.
Rice D, Nijs J, Kosek E, Wideman T, Hasenbring MI, Koltyn K, Graven-Nielsen T, Polli A. Exercise-Induced Hypoalgesia in Pain-Free and Chronic Pain Populations: State of the Art and Future Directions. J Pain. 2019 Nov;20(11):1249-1266. doi: 10.1016/j.jpain.2019.03.005. Epub 2019 Mar 21.