Perché il dolore continua anche dopo la guarigione dei tessuti

“Il medico mi ha detto che è tutto a posto, ma io continuo ad avere dolore.”
E’ una frase spesso utilizzata dai pazienti che convivono con un dolore persistente. Molte persone arrivano in visita dopo aver eseguito numerosi accertamenti. Hanno fatto esami del sangue, ecografie, risonanze magnetiche, visite specialistiche. Alcuni hanno assunto farmaci, altri hanno già provato diversi trattamenti.

Eppure il dolore è ancora lì. A questo punto nasce una domanda legittima:
se i tessuti sono guariti, perché continuo a sentire dolore?

Per comprendere la risposta è necessario fare un piccolo viaggio nella neurofisiologia del dolore.

Il dolore è un sistema di protezione

Siamo abituati a pensare al dolore come a un segnale che indica un danno. In molti casi è vero. Se tocchiamo una superficie rovente o ci procuriamo una distorsione, il dolore svolge una funzione preziosa: ci avverte del pericolo e ci spinge a proteggere la zona interessata.

Ma il dolore non è progettato per misurare il danno. È progettato per proteggere. Questa differenza può sembrare sottile, ma è fondamentale.

Quando il sistema di protezione esagera

Immaginiamo un antifurto domestico. Quando qualcuno tenta di entrare in casa, l’allarme si attiva. È esattamente ciò che desideriamo. Ma cosa succederebbe se l’antifurto iniziasse a suonare ogni volta che passa un gatto davanti alla finestra? L’impianto continuerebbe a funzionare, ma sarebbe diventato eccessivamente sensibile.

Qualcosa di simile può accadere anche nel sistema nervoso. Dopo un periodo di dolore, infiammazione, interventi chirurgici o forte stress fisico ed emotivo, il cervello può diventare particolarmente attento ai segnali provenienti da una determinata area del corpo.

In pratica, il sistema di protezione può rimanere acceso più a lungo del necessario.

La sensibilizzazione del sistema nervoso

Gli specialisti utilizzano il termine sensibilizzazione per descrivere questo fenomeno. Significa che il sistema nervoso diventa più reattivo agli stimoli.

Di conseguenza:

  • stimoli normalmente innocui possono risultare fastidiosi;
  • il dolore può comparire più facilmente;
  • i sintomi possono durare più a lungo;
  • il corpo può mantenere strategie di protezione anche in assenza di un danno attivo.

Questo non significa che il dolore sia immaginario. Al contrario. Il dolore è reale. Semplicemente, la sua origine non dipende più esclusivamente dallo stato dei tessuti.

Cosa succede nel dolore pelvico cronico?

Questo concetto è particolarmente importante quando si parla di dolore pelvico cronico.

Molte condizioni, tra cui:

possono essere influenzate non solo dai tessuti locali, ma anche dal modo in cui il sistema nervoso interpreta le informazioni provenienti dalla regione pelvica. In alcune persone il pavimento pelvico rimane contratto, il sistema nervoso mantiene uno stato di allerta e la percezione dei sintomi diventa sempre più intensa.

È come se il cervello continuasse a considerare quella zona come vulnerabile e bisognosa di protezione.

Perché il cervello mantiene attiva la protezione?

Dal punto di vista biologico non è un errore. È un tentativo di proteggere l’organismo. Il cervello non dispone di un sensore che misura direttamente il danno. Prende decisioni basandosi sulle informazioni disponibili.

Tra queste troviamo:

  • esperienze dolorose precedenti
  • livello di stress
  • qualità del sonno
  • stato emotivo
  • respirazione
  • tensione muscolare
  • segnali provenienti dal corpo

Quando molti di questi elementi suggeriscono una possibile minaccia, il sistema può decidere di mantenere elevata la protezione.

Il ruolo del pavimento pelvico

Nel dolore pelvico cronico il pavimento pelvico può diventare parte di questo meccanismo. Un muscolo che rimane contratto a lungo tende a inviare continuamente informazioni al sistema nervoso. A sua volta il sistema nervoso può aumentare ulteriormente la tensione muscolare.

Si crea così un circolo vizioso:

dolore → protezione → tensione → maggiore sensibilità → ulteriore dolore.

Comprendere questo meccanismo è spesso il primo passo per interromperlo.

Cosa può fare la riabilitazione?

La riabilitazione moderna non si limita a trattare il sintomo. L’obiettivo è aiutare il sistema nervoso a sentirsi nuovamente sicuro.

Questo può avvenire attraverso:

  • educazione al dolore
  • respirazione diaframmatica
  • recupero della percezione corporea
  • lavoro sul pavimento pelvico
  • esercizi di coordinazione
  • movimento graduale e controllato
  • strategie di regolazione neurovegetativa

In altre parole, non si cerca soltanto di modificare il comportamento del muscolo, ma anche quello del sistema che lo controlla.

La neuroplasticità: il cervello può imparare anche a stare meglio

Se il dolore continua dopo la guarigione dei tessuti, non significa che il problema sia immaginario. Significa che il sistema nervoso potrebbe aver imparato a proteggere quella zona più del necessario. La buona notizia è che il sistema nervoso possiede una straordinaria capacità di adattamento – la neuroplasticità. La stessa plasticità che ha contribuito a mantenere il problema può diventare una risorsa importante nel percorso di recupero.

Ed è proprio su questo principio che si basano molti moderni approcci alla riabilitazione del dolore pelvico cronico e delle disfunzioni del pavimento pelvico.

 

Approfondimenti  sulla regolazione neuromuscolare e sul dolore pelvico: