Il tono muscolare nasce nel cervello o nei muscoli?

Molte persone immaginano il muscolo come una struttura che lavora in modo indipendente.

Se un muscolo è rigido, pensano che il problema sia il muscolo stesso. Se è debole, credono che basti rinforzarlo. Se è contratto, cercano semplicemente di rilassarlo. Ma è davvero così? La risposta potrebbe sorprenderti.

Il tono muscolare non nasce soltanto nel muscolo. In realtà è il risultato di un dialogo continuo tra muscoli, sistema nervoso, respirazione, emozioni e percezione del corpo.

Questo concetto è particolarmente importante quando si parla di pavimento pelvico e di condizioni associate al dolore pelvico cronico, come prostatite cronica abatterica, vulvodinia, cistite interstiziale, nevralgia del pudendo e sindromi da ipertono del pavimento pelvico.

Cos’è davvero il tono muscolare?

Anche quando pensiamo di essere completamente rilassati, i nostri muscoli mantengono una lieve attività di base. Questa tensione minima prende il nome di tono muscolare.

Grazie al tono muscolare possiamo:

  • mantenere la postura;
  • stare in piedi senza cadere;
  • reagire rapidamente ai movimenti;
  • sostenere gli organi interni;
  • controllare funzioni come minzione e defecazione.

 

Il tono muscolare non è quindi un difetto da eliminare. È una funzione essenziale dell’organismo. Il problema nasce quando il tono diventa eccessivo o difficilmente modulabile.

Chi decide quanto deve essere contratto un muscolo?

Immagina un’orchestra. I muscoli sono gli strumenti musicali. Ma chi dirige l’orchestra? Il direttore è il sistema nervoso. Il cervello riceve continuamente informazioni provenienti dal corpo e dall’ambiente:

  • come stiamo respirando;
  • se siamo stanchi;
  • se percepiamo dolore;
  • se ci sentiamo al sicuro;
  • se siamo sotto stress;
  • se stiamo svolgendo un’attività impegnativa.

 

In altre parole, il tono muscolare rappresenta una scelta continua del sistema nervoso.

Perché il dolore può aumentare il tono muscolare?

Quando una parte del corpo fa male, il cervello tende a proteggerla. Per farlo può aumentare la tensione dei muscoli circostanti. È un meccanismo naturale. Il problema è che a volte questa strategia continua anche quando non è più necessaria. Con il passare del tempo il sistema nervoso può mantenere uno stato di protezione persistente. La conseguenza?

  • maggiore rigidità;
  • minore capacità di rilassamento;
  • aumento della sensibilità;
  • sensazione di tensione continua.

 

È una situazione che molte persone con dolore pelvico cronico descrivono molto bene.

Cosa c’entra la respirazione?

Molto più di quanto si possa immaginare. Il pavimento pelvico lavora in stretta collaborazione con il diaframma. Quando la respirazione è fluida e diaframmatica, il pavimento pelvico tende a seguire naturalmente il movimento respiratorio. Quando invece il respiro diventa rapido, superficiale o trattenuto, il sistema nervoso può interpretare questa condizione come un segnale di allerta.

In alcune persone questo si accompagna ad un aumento della tensione muscolare, compresa quella del pavimento pelvico. Per questo motivo nella riabilitazione perineale la respirazione rappresenta spesso uno dei primi aspetti da osservare.

Anche lo stress può influenzare il tono muscolare?

La risposta è Sì. Il nostro organismo possiede sofistici meccanismi di adattamento che ci permettono di affrontare le sfide quotidiane. Quando però lo stato di allerta si prolunga nel tempo, alcune persone iniziano a sviluppare tensioni muscolari persistenti.

Le aree più frequentemente coinvolte sono:

  • collo e spalle;
  • mandibola;
  • addome;
  • pavimento pelvico.

 

Non si tratta di una scelta volontaria. Spesso la persona non si accorge nemmeno di mantenere quella tensione.

Perché il pavimento pelvico può rimanere contratto?

Quando si parla di ipertono perineale o dolore pelvico cronico, raramente esiste una sola causa.

Più spesso osserviamo l’interazione di diversi fattori:

  • dolore o infiammazioni precedenti;
  • interventi chirurgici;
  • periodi di forte stress;
  • respirazione poco efficiente;
  • abitudine a trattenere l’addome;
  • alterazione della percezione corporea;
  • strategie di protezione diventate automatiche.

In questi casi il pavimento pelvico non è necessariamente “forte” o “debole”. Può semplicemente aver perso la capacità di adattarsi e modulare correttamente la propria tensione.

Cosa può fare la riabilitazione perineale?

L’obiettivo non è soltanto lavorare sul muscolo.

La riabilitazione moderna cerca di agire sui meccanismi che regolano il tono muscolare. Questo può includere:

  • educazione al dolore;
  • miglioramento della percezione corporea;
  • respirazione diaframmatica;
  • esercizi di coordinazione;
  • recupero della capacità di rilassamento;
  • training motorio specifico;
  • utilizzo di biofeedback quando indicato.

 

Approfondimenti  sulla regolazione neuromuscolare e sul dolore pelvico: